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Come Marcus finì la giornata

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Il portone al numero 19 della Broadway Street incominciava a prendere colore illuminato dalle prime luci del mattino.

 

Marcus cercò di aprire gli occhi ma le palpebre rimanevano incollate. Provò a sollevare la testa che gli sembrava scoppiare, mentre lui aveva l'impressione di roteare in una caduta infinita. Con parecchio sforzo riuscì finalmente a socchiudere gli occhi. Le pareti della camera da letto sembravano contrarsi ed espandersi al ritmo del suo respiro. Inspirando il soffitto si contraeva fino quasi all'altezza del viso e sembrava che i muri intorno volessero schiacciarlo in una morsa, espirando poteva vedere la stanza allargarsi a dismisura come se improvvisamente la osservasse con un grandangolo. Fece il sacrificio di issarsi sul letto in posizione seduta, liberandosi con difficoltà dalle lenzuola candide che rimanevano appiccicate alla pelle bagnata di sudore. C'era un caldo torrido, almeno cosi gli sembrava.

Solo allora scoprì di essere nudo con solo dei terribili calzini ai piedi. Pensò agli effetti di una sbornia, eppure era certo che quella notte non aveva bevuto, perlomeno non se lo ricordava. In realtà non ricordava proprio nulla, né della notte trascorsa né del giorno prima. Vide per terra un piatto con avanzi di cibo e i suoi vestiti ammassati lì vicino: quando mai si era portato da mangiare in camera? Un altro fatto incomprensibile alla luce delle sue abitudini fu accorgersi che la lampada era rimasta accesa, non gli era mai capitato di addormentarsi dimenticandosi di spegnerla. Ma questa non fu l'ultima stranezza di quella mattina sorprendente. Quando si voltò verso la finestra la vide, appoggiata al muro che fumava una sigaretta e lo guardava con aria schifata.

Intanto aveva smesso di fumare, e mai si sarebbe aspettato che ricominciasse, inoltre non la aspettava proprio, anzi, per quanto ne sapeva una sua possibile visita era stata esclusa perentoriamente da lei stessa. In effetti in un altro momento avrebbe esultato nel vederla ma la gioia fu subito scacciata dalla sorpresa e questa dall'imbarazzo che provò nel farsi trovare in quelle condizioni. Cercò di coprirsi con le lenzuola in maniera impacciata e sentì che questo lo stava rendendo ancora più ridicolo.

"Claire, cosa fai qui? Da dove arrivi? Dio mio, potevi avvertirmi!"

Intanto cercava di capire come poteva essere lì, ...

"Sapevi che sarei venuta, ti ho mandato un messaggio"

"Probabilmente non è arrivato, non l'ho visto"

"Non dire stupidate mi hai anche risposto”

Marcus non aveva assolutamente memoria di un messaggio del genere ricevuto da Claire, tanto meno di aver inviato una risposta.

“Non fare quella faccia da imbecille, controlla.”

Non ricordava nemmeno che lei lo avesse mai trattato così duramente, ma era troppo confuso e aveva troppi quesiti in testa per occuparsi anche di questa bizzarria.

Lesse la mail e si sentì smarrito: il messaggio era lì, di fronte ai suoi occhi, e anche la sua risposta. Si sforzò di assumere una espressione credibile, si sistemò i capelli alla bell'e meglio, e cercò di mettersi addosso qualche cosa di decente. Si schiarì la voce e provò a parlare senza dimostrare quanto fosse sconvolto.

"Scusa se mi sono fatto trovare in queste condizioni, credo di avere esagerato ieri sera"

"Sei sempre in quelle condizioni, per questo sono venuta, mi hai delusa ancora una volta. Ma è l'ultima! Non sei un uomo, sembri piuttosto un barbone alcolizzato. Sei un incapace, sei sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, non fai mai quello che dovresti e fai tutto quello che dovresti evitare."

“Perdio Claire, non dire così. Lascia che ti spieghi ..."

"Non c'è nulla da spiegare, buffone"

Una voce dal forte accento russo irruppe nella stanza. Marcus si voltò verso l'ingresso. Di fronte a lui, con aria minacciosa, stavano un ragazzotto palestrato che non aveva mai visto prima, colui che aveva appena parlato, e G. con una camicia anni '70 aperta sul petto e in mano una S&W nera con un silenziatore montato sulla canna.

Marcus si voltò di scatto verso Claire, con aria interrogativa, ricevendo come risposta uno sbuffo di fumo ed uno sguardo annoiato. Il russo fece cenno a Marcus di alzarsi e sedersi su una sedia che era stata portata lì da lui stesso e, sempre sotto la minaccia dell'arma che G. gli teneva puntata dritto in mezzo agli occhi, cominciò a legarlo ad essa con dei lacci di cuoio nero.

Marcus si voltò di nuovo verso Claire:
“Perché?”
“Non sono più disposta ad ascoltarti, per troppo tempo ho sopportato i tuoi sproloqui, per troppo tempo ho finto di apprezzare sperando di trovare in te qualcosa di buono. Ora il tuo tempo è scaduto e la mia pazienza terminata. Non ascolterò più una sola parola che possa uscire dalla tua bocca.”

Claire getto la sigaretta in terra e la spense con la punta del piede. I due uomini uscirono dalla stanza e chiusero la porta.

“La tortura dei mille tagli”

Disse Claire.

“E 'uno dei più crudeli supplizi che si possano infliggere ad un essere umano, che viene degradato ad un livello inferiore di quello di un animale da macello”

Claire estrasse dalla borsa un bisturi e iniziò il suo lavoro. Stava attenta a non ledere organi vitali, in modo che il restasse vivo sino al termine del supplizio.

Fu Max che mi raccontò ciò che successe quel giorno terribile in un angolo d'Inghilterra. Ometterò le descrizioni più drammatiche e lascerò a lui il compito di narrare come Marcus terminò il suo ultimo giorno.

Il racconto di Max

Sentivo le sue urla, sempre più fioche, fino a quando mi raggiunse solo qualche raro rantolo. Non potevo sopportare oltre, per cui mi decisi a muovere il culo ed intervenire. E feci ciò che dovevo fare.

Claire mi guardò divertita quando entrai e mi sorrise:

"Ciao Max, come sei entrato?"

“Li ho convinti: a G. ho dato tutte le mie sigarette e al russo ho confidato degli allenamenti segreti che ho imparato quando facevo il personal trainer a Miami … era tutto quello che avevo, ma Marcus è mio amico e questa storia deve finire. Non può soffrire oltre!"

“Quindi? Cosa vuoi da me?”

“Il supplizio prevede che una persona possa ottenere misericordia pagando con tutti i suoi averi. Io l'ho fatto ed ora tocca a te.”

Mostrai la pistola che mi ero fatta dare da G.

“Misericordia significa un colpo solo, al cuore. E Marcus finirà di soffrire”.

Claire prese l'arma, e la puntò verso Marcus.

Mi voltai, perché so che a Marcus non sarebbe piaciuto che lo guardassi morire. Mi girai di nuovo dopo aver sentito il colpo sordo dello sparo. Era finita, era rimasto soltanto un corpo macellato ed un buco nel torace all'altezza del cuore. Non ho mai pianto, e non lo farò nemmeno questa volta, ma devo ammettere che il dolore mi straziava. Mi feci restituire la pistola e mi avviai verso la porta. Stavo per aprirla quando mi sovvennero le parole di Marcus quando mi raccontò di Claire per la prima volta:

"Capisci che una cosa bella è anche importante quando non sai se ti da più gioia o più dolore"

Avevo negato la speranza della sofferenza a Marcus e perso un amico, avevo impedito a Claire di vendicarsi di un amore che non poteva corrispondere. E per fare questo avevo dato a due uomini che nemmeno conoscevo tutto quello che avevo.

Fu così che presi due pallottole e le misi nel caricatore...

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