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Un bacio, ovvero come fallire quattro volte in un secondo

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“Maestro, ho scoccato quattro frecce e ho mancato quattro volte il bersaglio. Qual'è il mio errore?”
“Usi l'arco con il braccio, guardi il bersaglio con gli occhi, coordini il tiro con la mente; se non vuoi fallire devi dimenticare il corpo, chiudere gli occhi e pensare con il cuore.”

 

Un bacio – 1

“Come quando metti una mano sulla fiamma e sai perfettamente che ti scotterai, ma non te ne frega niente: lo hai fatto per me e io mi sono bruciato al posto tuo, per riconoscenza.”

Si incamminarono procedendo stancamente. Di fronte a loro un breve vialetto polveroso. Una cane abbaiava e non c'era altro rumore se non quello quasi impercettibile dei loro passi.
Marcus alzò lo sguardo e strinse gli occhi, immaginandosi che quel breve percorso si dilatasse, trasformandosi in un cammino che si perdeva distante tra i campi di erba ingiallita, all'infinito. Ma bastò meno di un minuto per raggiungere le due automobili che riposavano all'ombra degli alberi.
Si voltò verso Claire. Le parole gli si asciugarono in bocca e nella testa gli esplose una sfera di cristallo, troppo fragile per resistere alla pressione dei pensieri, delle parole, dei ricordi e delle speranze che proliferavano in forme inesprimibili, comprensibili soltanto alla sua coscienza liquefatta. Le schegge di vetro gli spappolavano il cervello, si infilavano nelle vene e gli perforavano le pupille accecate dal sole bianco.
Si fermano e Marcus non capisce se Claire vuole andarsene oppure se anche lei vorrebbe rimanere. L'arco è teso e la freccia è incoccata ma la mano non rilascia la corda, il bersaglio è invisibile, la mente non trova il momento adatto per scagliare.
Le sorride e l'unica cosa che Marcus riesce a balbettare è:
“Ok, ci vediamo. Prima o dopo ...”
Le porge una mano. Lei la prende e il suo volto si avvicina. Un bacio. Morbido, caldo, sincero ma fugace. Ed è subito lontana. Nei sogni le cose andavano diversamente. Invece sotto la cupola azzurra di una mattina reale Marcus resta paralizzato, muto e frastornato. Guarda Claire che se ne va via, e con lei un pezzo della sua anima che è rimasta impigliata tra le sue labbra.
Il rumore del motore e delle gomme sullo sterrato, poi non rimane più nulla. Solo un eterno, terribile silenzio. Neppure il cane osa abbaiare ancora.

Un bacio – 2

“È la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.“

Claire e Marcus si avviarono a passi lenti verso le due automobili che sonnecchiavano all'ombra. Breve, troppo breve è il tragitto e lui si arrovellava per trovare un motivo per non arrivare fino a là. Ovviamente non lo trovò.
Sono arrivati. Lui teme che Claire possa leggere nei suoi occhi quello che ribolle nella sua testa, allora si infila gli occhiali da sole, cercando di nasconderle che le mani tremano leggermente. E' un arco teso, pronto a scoccare, ma nella sua faretra non ci sono frecce.
Dovrebbe comprendere che le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: il freno della volontà, il giudizio di chi ha di fronte, la correttezza delle proprie azioni.
Le sue intenzioni sono giuste, invece i suoi gesti un errore monumentale. Arco, freccia, bersaglio, lei e lui dovrebbero intrecciarsi in modo che non sia possibile separarli: una freccia, una vita.
Allunga una mano per salutarla, lei la prende e si avvicina. Un bacio. Marcus sente le labbra morbide, il suo alito caldo e profumato e vorrebbe stringerla forte, tenerla stretta e baciarla ancora, chiudere gli occhi e sentire che lei è parte di lui. Ma è un bacio di un attimo, Claire si è già voltata e sta per andarsene e lui è di pietra. Il bacio della Medusa. Lo stomaco chiuso, i polmoni che scoppiano e sabbia nella gola che fa male, perché è lì che si ferma la tristezza. Quanto avrebbe voluto trovarsi armato di spada e scudo di fronte a Perseo, per ucciderlo.
Rimase solo, un monolito di granito nella polvere sotto il sole, senza neppure più la forza di leccarsi le labbra per sentire di nuovo il sapore di una particella di lei.

Un bacio – 3

“Se arrivi davvero alla radice, non sarai confuso dai rami; se conosci ciò che è essenziale, non sarai turbato dai dubbi.”

“Non c'è più tempo per capire, pochi passi e poi saremo arrivati là dove le nostre automobili attendono mansuete di condurre i loro padroni ognuno per la propria strada”
"Maledizione"
Marcus finge di essere rilassato, almeno ci prova, chiama il cane e sorride, cercando di apparire sereno. Ora lei se ne andrà.
Vorrebbe supplicarla di rimanere, vorrebbe piangere e chiedere di stare ancora un po' con lui. Ma non lo farà, non vuole apparire ridicolo. L'uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa: Marcus pensò, e considerò che se si fosse fatto trascinare dall'istinto avrebbe rovinato tutto. Eppure lo sapeva che bisogna mirare oltre il bersaglio, che la traiettoria della freccia non va' calcolata ma respirata: la nostra vita, il nostro spirito volano con la freccia. E se la freccia è ben scoccata non vi è mai fine.
La saluta fingendo ostentata indifferenza e tutto il disinteresse che riesce a simulare. Porge una mano verso Claire e lei la prende, lo tira delicatamente verso di sé. Un bacio. Lo sfiora appena sulle labbra, e se ne va'. Indescrivibile il brivido dell'attimo, del secondo, dell'istante del bacio con la donna che ha sempre sognato.
Marcus non ha neppure la forza di posarle una mano sulla spalla e trattenerla, riesce solo a restare lì imbambolato come un idiota. I suoi stessi occhi si rifiutano di concedergli una lacrima consolatrice.
E Claire se ne va'. Gli sorride ancora una volta mentre si allontana e scompare.
E lui rimane in piedi nella polvere a guardare dove non c'è più nulla, nel silenzio assoluto. Rimane lì con una speranza, nemmeno lui sa per quanto tempo ... ma Claire non ritorna.

Un bacio - 4

“A un certo punto, senza pronunciare parola, Marcus sollevò con una mano un fiore. Claire restò in attesa che dicesse qualcosa; egli però se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano e la guardava negli occhi. All'improvviso Claire sorrise. Anche Marcus sorrise.”

Improvviso, inaspettato, un soffio d'aria fresca e un attimo dopo il fruscio delle fronde, come il tuono segue il lampo del fulmine. Qualche foglia che cade, presagio dell'autunno che si avvicina. E poi di nuovo il caldo torrido e il silenzio assoluto.
Claire e Marcus riprendono il tragitto lungo il breve sterrato dopo essersi arrestati per un istante, difficile stabilire se inconsciamente avessero percepito quella fresca carezza che li invitava a non essere avari dei propri sentimenti.
Ed eccoli all'ombra degli alberi, in silenzio, cercando le parole per salutarsi. A volte gli uomini sanno essere più stupidi di quanto lo siano di solito, e così Marcus le stringe la mano e riesce solo a mormorare:
“Ok, ci vediamo. Prima o dopo ...”
È immobilizzato dall'imbarazzo di non avere il coraggio di fare e dire quello che vorrebbe, ciò che gli urla nella tesa, gli preme nei muscoli e gli secca la lingua. Potrebbe esplodere, ma non lo fa, non è abbastanza intelligente per lasciarsi andare.
Claire lo guarda negli occhi e lo tira delicatamente verso di lei, baciandolo leggermente sulle labbra. Marcus cerca di controllarsi ma fu un muscolo sovversivo, un piccolo muscolo ardito che impugnò la bandiera della rivoluzione e decise che era giunto il momento di alzare la testa e fare ciò che è giusto. Il tricipite sinistro costrinse il braccio ad allungarsi, fino a che la mano fu proprio dietro la nuca di lei. E fu così che anche il bicipite prese coraggio, si alleò, si contrasse violentemente e le due bocche si scontrarono ancora. Poi non ci fu più bisogno di muscoli o di parole, le anime presero controllo della situazione, l'avarizia fu scacciata dalla munificenza. Le mascelle si rilassarono, gli occhi si chiusero, le bocche si aprirono e il dolce e il salato tormentarono le loro lingue.
La freccia è rilasciata come il dischiudersi di un fiore. Vola splendente trafiggendo l'azzurro abbacinante fino a colpire il suo bersaglio, proprio nel centro. Una Freccia, una Vita: una perfetta azione si è conclusa e lui segue con lo spirito il suo volo.
Nessuno sa quanto tempo restarono abbracciati così, fusi uno nell'altra; infine Marcus aprì gli occhi riscosso dal rumore di un'automobile che si allontanava, e rimase in quello stato in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna particolare direzione.
Nessuna parola avrebbe potuto spiegare, nessuna azione avrebbe potuto determinare qualcosa, non fece altro che guardare gli alberi e le foglie che cadono. Rimase immobile sotto il sole. Solo. Come sempre.

Epilogo

“Oggettivamente non è stato un bacio bellissimo, ma è stato perfetto perché me lo hai dato tu.”

Una splendida donna, vestita da cavallerizza fluttuava lungo il vialetto polveroso. Aveva un sorriso contagioso, gli occhi scintillanti, le spalle dorate, la pelle setosa e il sedere … non sono in grado di descrivere un'opera d'arte. Le farfalle le svolazzavano intorno, i fringuelli cantavano al suo passaggio e i fiori si inchinavano di fronte alla loro regina. Come un diamante purissimo, restituiva al mondo i raggi di sole che la illuminavano con una luce ancora più brillante e multicolore, così che il suo incedere era circonfuso di un'aurea splendente. Era Claire.
La seguiva a un dipresso, arrancando sullo sterrato, un ometto di mezza età, piuttosto basso e vestito con dubbio gusto. Là dove camminava le farfalle volavano via, i corvi tacevano mentre i cani abbaiavano, i fiori si giravano dall'altra parte. Aveva una faccia insignificante, la voce gracchiante e la figura sembrava inghiottire la luce del sole, così che viveva immerso in un eterno cono d'ombra. Era Marcus.
“Dammi un bacio, cretino” pensava Claire, “ti ho già sorriso cento volte, ma come fai a non capire?”
Lui camminava con la testa bassa ma con gli occhi fissi su di lei, così bella ma distante da lui un megaparsec.
“Perdio come ti desidero, dannazione come mi illudo.” disse Marcus tra sé e sé, “Figurati se questa brutta faccia vale un bacio!”
L'avrete capito: Marcus amava Claire di un amore impossibile, disperato, totale. E basta così, visto che lo spreco di aggettivi non si addice ad un uomo senza qualità.
Lei gli sorrideva speranzosa, lui continuava a sparare cazzate sperando di apparirle almeno simpatico.
“Smettila di parlare a vanvera,” cercò di suggerigli Claire con un'occhiata, “avvicinati, io ti ho cercato e tu sei venuto per me. Abbracciami!”.
“Vorrei abbracciarti Claire, e stringerti più forte che posso, sono qui solo per te.” avrebbe voluto dirle.
Lui restava muto e riluttante ad avvicinarsi di più, temendo che sarebbe fuggita.
“Che sfigato”, considerò Claire. E se ne andò.
Marcus rimase a guardare lei e il suo nero destriero che se ne andavano come nuvole che fuggivano nel cielo sereno.

 

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