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collaboration

Qualche ingrediente e note sparse (e da organizzare in futuro) su come il M5S stia alzando la discussione politica dal piano del mero confronto sulle azioni puntuali verso la ridefinizione del concetto stesso di organizzazione politica. Forse non se ne stanno accorgendo neppure loro ma stanno spingendo verso una nuova via per organizzare il sistema politica e più in generale ogni consorzio umano.

 

L'umanità deve il suo progresso al fatto che le organizzazioni si sono evolute adattandosi agli stimoli di una cultura crescente (sia questa scientifica o umanistica, non importa). Di più, nessuna evoluzione sociale umana sarebbe stata possibile senza che queste organizzazioni formalizzassero e veicolassero la collaborazione tra individui. Tuttavia è ormai comune la percezione che le organizzazioni attuali (tutte, dalle aziende ai consorzi religiosi e politici) siano sempre meno adatte alle richieste di un mondo che negli ultimi due secoli ha accelerato notevolmente il ritmo dei sui cambiamenti se non vere e proprie rivoluzioni. L'attuale struttura piramidale vede i propri componenti soffrire di mancanza di passione, commitment, obiettivi e questo tanto alla base quanto al vertice. Infatti la vita in cima alla piramide, al di lá della facciata patinata, è popolata da individui insidiati da un senso di vuoto causata dall'impossibilità di nutrire un ego sempre più esigente. Infelici.

 E' possibile inventare una maniera più umana, soddisfacente, significativa di collaborazione?

The greatest danger in times of turbulence is not the turbulence. It is to act with yesterday’s logic.

Peter Drucker

Partiamo dalla situazione politica italiana enunciando le sei leggi che la governano:

  1. Il nostro sistema politico è strutturato ed ottimizzato per assicurare lo status quo e quindi permettere il mantenimento delle posizioni di potere e di controllo (autoreferenzialità)

  2. Ogni azione originata dalla classe politica stessa che abbia l'obiettivo nominale di modificare il sistema si riduce nella ridefinizione e/o sovra-strutturazione della terminologia e si riduce in ultima analisi in un rafforzamento dello status quo.
    *vedi ad esempio finanziamento pubblico che diventa rimborso elettorale

  3. Ogni reale tentativo di cambiamento verrà ridicolizzato come "pura teoria", "populismo", "utopia", "pericoloso", "mancante di supporto tecnico", "antipolitica", spostando cosí l'attenzione dalla debolezza, carenza o addirittura putredine dell'attuale situazione politica, culturale, sociale, manageriale, ideologica, verso non meglio identificati pericoli.

  4. La cultura segue la struttura, ovvero abbiamo una situazione ribaltata in cui non è la crescita culturale che determina i cambiamenti politici ma la situazione cristallizzata che determina la cultura generale e la modella e rinchiude nella propria gabbia.

  5. La complicazione e la complessità artificiosa della struttura politica ha come scopo ilo mantenimento dello status quo.

  6. Per preservare lo status quo è necessario tenere i Cittadini lontani dalla politica e quindi dalla responsabilità delle scelte, dalla conoscenza (cultura).

 

Larman mi perdonerà se ho rubato anche dalle sue leggi, ma queste si applicano in modo piuttosto preciso alla situazione italica.

 

L'attuazione delle leggi di cui sopra permette il mantenimento

 

  • del controllo (potere)

  • del ruolo (poltrona)

  • delle relazioni (autodifesa)

 

«La nostra classe politica si prodiga nella tecnica statuale di rendere impossibile ogni intervento politico: compito dello Stato non è risolvere i problemi, ma diffonderne la complessità e la irrimediabilità, in modo che il cittadino, oppresso e frustrato da uno Stato presente/assente, abbia nella condizione di sfiduciato e “scampato” l’ultima difesa (e soprattutto eviti di esercitare i suoi diritti istituzionali, prima di tutti quello del voto). Si senta cioè due volte graziato, dal dolore e dalla frustrazione della non-cura, divenendo, proprio come lo Stato, irriconoscente e irresponsabile dei suoi atti e delle sue parole, poiché se fosse responsabile, giudicherebbe lo Stato e “prenderebbe misura” della sua solitudine ideale. Quindi il compito della politica non è far “vivere insieme” i cittadini, ma separarli continuamente in sotto-categorie di frustrazione reciproca e mantenere sempre vive le "guerre tra poveri" che tanto sono utili per l'attuazione di questi obiettivi.»

 

Ne consegue pertanto che il tentativo di modificare l'attuale cultura politica appare vano se non folle perchè essa è sostenuta da quel comportamento (cultura) dei Cittadini che è prodotto dal sistema; bisognerebbe modificare il sistema per avere un effetto rigenerante sui Cittadini. Come spezzare il circolo vizioso che, per inciso, è tipico in tutte le organizzazioni politiche esistenti?
*La stereotipizzazione delle culture: italiani mafiosi, medio-orientali terroristi, rumeni ladri sono un effetto visibile di questa stereotipizzazione.

 

E' inoltre assai difficile che un politico comprenda la necessità di un cambiamento quando il suo mestiere è appunto quello di fare politica ed il mantenimento del suo mestiere dipende dal suo "non capire" (parafrasando Upton Sinclair).

 

Serve quindi un nuovo modo di fare politica. Serve un sistema politico diverso ed un diverso approccio delle singole persone alla propria attività istituzionale.

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